Rocco Schiavone e i saltimbocca alla romana

Concludiamo la carrellata di personaggi di genere poliziesco legati al cibo con il vicequestore Rocco Schiavone, nato dalla fantasia di Antonio Manzini, attore, sceneggiatore , regista e  scrittore italiano.

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Rocco Schiavone. 

In realtà, Schiavone è l’antitesi del poliziotto modello : vive e lavora fuori dagli schemi, è corrotto, drogato ( le sue mattinate non cominciano senza una canna , rigorosamente fumata in ufficio con la finestra aperta ) ; insomma, lontano chilometri luce dalla figura di un Montalbano , giovane o vecchio che sia.

Rocco Schiavone nasce a Roma da una famiglia di operai ; cresce nel quartiere di Trastevere e , mentre molti dei suoi compagni di gioventù imboccheranno una brutta strada , lui di malavoglia diventa poliziotto .

Ama la bella vita e le belle donne ; ciononostante, sposa il grande amore della sua vita, Marina, che però muore molto giovane . Durante la sua carriera di poliziotto a Roma, riduce in fin di vita uno stupratore, che però si rivela essere il figlio di un politico ; per questo motivo verrà inviato in “punizione” ad Aosta, dove vengono ambientati i romanzi .

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Scorcio di Aosta

Il rapporto di Schiavone con il cibo. 

Il vicequestore di Aosta non è un personaggio simpatico : è maleducato, violento, saccente, cinico e un vero e proprio “sciupafemmine” ; non ama in particolar modo la cura di sé (nonostante viva ad Aosta, continua ad utilizzare le Clarks e un soprabito liso e piuttosto leggero ) . Lontano chilometri e chilometri dall’amore per il cibo e per la tavola di Montalbano ; Schiavone si nutre di pizza e di cibi precotti: 

   “…. Apro l’ involto della pizzeria . I tranci mi sembrano delle croste piene di pus, delle piaghe di un’ustione , degli herpes. Non ce la faccio a mangiare ‘ste suole di scarpa. Il supplì è nero , l’avranno fritto nel paraflu. E la coca è calda. Anche se fa freddo, la coca deve essere fredda . La coca-cola calda si attacca al palato e uccide la voglia di campare. Ammesso che  uno ce l’abbia. ” ….. tratto da “Non è stagione”- Sellerio

e sopratutto odia il freddo della città che gli è toccata in sorte .

Ma è bravo : è un ottimo poliziotto, ha il senso dell’investigazione e non si ferma davanti a nulla, coinvolgendo, in modo più o meno regolare , anche il suo gruppo ;  ha quel che si dice “il fiuto ” giusto per consegnare i delinquenti a quella giustizia che l’ha troppo deluso , ma con cui non può fare a meno di schierarsi .

La ricetta. 

Nel raccomandarvi la lettura delle imprese di Rocco Schiavone, mi sono soffermata a pensare ad un piatto che più di tutto potrebbe rappresentarlo : naturalmente legato alla sua Roma, alle sue origini , e così ho preparato in onore del vicequestore i saltimbocca alla romana, certa che se ne avesse potuto sentire il profumo sarei riuscita a strappargli un sorriso .

Dosi per quattro persone : mezzo chilo di polpa di vitello in 8 fettine , 80 gr circa di prosciutto crudo, 40 gr di burro, 8 foglie di salvia, sale, pepe

Battete leggermente le fettine di vitello con il batticarne ; disponete su ognuna una fettina di prosciutto  crudo e una di salvia , fissando con uno stecchino di legno .
Fate scaldare in una capiente padella il burro ; disponete le fettine di carne una vicina all’altra . Pepate e fate cuocere a fuoco vivace per pochi minuti per parte voltandole con cura .
Posizionate le fettine in un piatto e versate sopra il sughetto rimasto nella padella per insaporirle .

Foto: La Repubblica, Wikipedia. 

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